Due cene che hanno fatto la storia

Siete tesi per l’invito a cena di domani sera, e non sapete cosa preparare o come intrattenere i vostri ospiti? Abbiamo recuperato due storie di cene decisamente storiche, nelle quali sicuramente c’era in gioco molto di più di quanto avete da temere voi: leggetele e rilassatevi. Dopotutto, se anche l’arrosto dovesse bruciarsi, potete sempre ordinare una pizza per tutti!

I festini di Nerone

Nerone: chi di noi non ha mai sentito nominare il celeberrimo – o forse dovremmo dire infame, data la sua reputazione! – imperatore di Roma? È vero: è noto soprattutto per essere ritenuto il responsabile dell’incendio che bruciò buona parte di Roma, pare allo scopo di liberare spazio per potersi far costruire un palazzo più grande, e che contemplando la scena si dice che suonasse la cetra, e le follie che gli storici contemporanei gli attribuiscono sono innumerevoli. Quindi pensate quanto potessero essere nervosi i cuochi che dovevano occuparsi di uno dei suoi famosissimi banchetti, ai quali erano invitati tutti i cittadini più in vista di Roma, immaginando quali punizioni potessero aspettarli per un menù non del tutto all’altezza! Tacito, storico del tempo, ci racconta molti degli eccessi di Nerone, e fra questi le sue cene non fanno sicuramente eccezione: pensate che fece, in un’occasione, cucire su ogni coniglio servito alla festa delle ali di colomba, così che potesse ricordare l’immagine di Pegaso, il cavallo alato. E che dire di quel banchetto nel quale, si racconta, erano stati ordinati più barilotti di vino di quante persone fossero state invitate? Il dopocena dovette essere particolarmente allegro, in quell’occasione…

La cena che creò Washington DC

Una massima non molto nota dice che si discute e si delibera di giorno, ma che i veri accordi si prendono a cena. E ci fu almeno un caso, nella storia degli Stati Uniti, in cui fu proprio a cena che tre dei padri fondatori degli USA si accordarono a cena: fu quando decisero di stabilire la capitale lungo il Potomac, nella zona che ora chiamiamo District of Columbia, dove sorge Washington. Dopo la ratificazione della Costituzione, infatti, la prima sede dell’edificio governativo fu la Federal Hall, a New York City; ma una sede tanto settentrionale dell’attività politica faceva temere agli stati del sud di rimanere fuori dal giro dell’attività politica, lasciandola in pugno agli stati del nordest. D’altro canto, gli stati del nord erano tutti in gravi debiti dopo la guerra, mentre quelli del sud avevano dei bilanci in miglior ordine; una situazione di crisi che rischiava di spezzare la nascente federazione. Hamilton, Madison e Jefferson erano bloccati da ore in una discussione sterile, nella quale non riuscivano a risolvere questo intoppo: fu proprio a cena che a Hamilton venne l’idea di porre la nuova sede del potere federale in quella che era essenzialmente la palude del Potomac. E come convincere il Sud a unirsi con il Nord indebitato? Hamilton ebbe l’idea geniale: e dopo quella cena fu sottoscritto il Residence Act, che poneva per dieci anni la sede della capitale a Philadelphia mentre una squadra di ingegneri bonificava la zona di DC.